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va3e8920 Dott.ssa Rosanna Pizzo consulente relazionale (counselor), esperto dell'ascolto e della comunicazione e del processo di aiuto alla coppia, alla famiglia, al singolo e all'adolescente.

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Le persone si lasciano convincere più facilmente dalle ragioni che esse stesse hanno scoperto piuttosto che da quelle scaturite dalla mente di altri.

Blaise Pascal

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La Relazione e l'approccio sistemico costruzionista.il setting del counseling PDF Stampa E-mail

 

 

 

 

Il veicolo più importante della preservazione della realtà è la conversazione

Berger e Luckmann

Ciò che le cose evocano è ciò che è sfuggito alla loro oggettivazione

Finchè non si abolisce l'imperialismo del significante non si dà libertà di parola

Umberto Galimberti 

 

 

L'approccio e cioè la mappa cognitiva di questa maniera di osservare il mondo e di intervenire, in questo caso nel contesto di Counseling è quello sistemico -costruzionista, di cui si riportano, per capire di che cosa stiamo parlando, alcuni assunti teorici fondamentali, in breve, in quanto il discorso in tal senso, se dovesse essere affrontato in maniera esaustiva, comporterebbe ben altri spazi espositivi, certamente più idonei in una Sede Formativa.

Innanzitutto la locuzione sistemica, dal greco synestanai (metto insieme, compongo) allude ad un tutto integrato, costituito da parti, che danno luogo a un insieme  diverso dalla somma delle medesime : esse sono, tra loro intrecciate, embricate, in modo tale che il funzionamento dell'intero sistema viene tenuto insieme dalle reciproche relazioni.

Detta premessa da luogo ad una diversa epistemologia, le cui coordinate principali sono quì di seguito elencate.

Il mondo è un sistema integrato di parti ....siamo parte danzante di una più ampia danza di parti interagenti, osservava Bateson, una danza che concorriamo dialetticamente a fare, disfare, costruire in un inestricabile intreccio.

L' universo viene rivisitato attraverso una visione ecologica per la quale i fenomeni sono tra loro interdipendenti e l'uomo non è altro dalla natura. Come dice M.C.Bateson, Il ricorso all'autoconoscenza , come modello per capire gli altri, sulla base di somiglianze e congruenze, lo si potrebbe chiamare comprensione, ma il termine migliore nell'uso corrente mi sembra empatia: non si deve pensare solo all'empatia tra terapeuta e paziente, ma anche il contadino, cui si sia inaridito il raccolto, sente la morte dei suoi campi nel proprio corpo 1

Si guarda da  una prospettiva di tipo circolare, fondata sulle interconnessioni, che collegano il punto di partenza con il punto di arrivo, per cui non è possibile identificare la causa prima o l'effetto finale.

Con questa nuovo paradigma si abbandona la visione meccanicistica causale dei fenomeni, per assumerne una circolare che si attaglia a tutto ciò che è vivente, come indicato dalla cibernetica, termine che dal greco kybernetike (téchne) arte del nocchiero ,si riferisce a chi governa e dirige la guida della nave. Ma cos'è la cibernetica? ù

E' una sorta di stickwort (dal tedesco,letteralmente parola chiave), di  parola simbolo, quindi, la cui nominalizzazione sta ad   indicare un nuovo ambito scientifico, una nuova epistemologia , interfaccia fra varie discipline, i cui concetti centrali sono circolarità, autoregolazione e comunicazione . . 

Essa studia l'organizzzazione degli eventi neurologici, psicologici, comportamentali e sociali e  a differenza della scienza classica che si occupa degli eventi e delle loro cause, si occupa dei collegamenti tra gli eventi:così ogni elemento del sistema considerato, opera una serie di aggiustamenti in risposta alle perturbazioni esterne e simultaneamente un adattamento retroattivo, che forma un sistema permanente di adattamento apprendimento:il rapporto tra stabilità e processi di cambiamento nell'evoluzione dei sistemi sono, quindi,  due aspetti di un'unica Gestalt. Significativamente, Gestalt, dal tedesco, significa forma, figura, configurazione, ed allude a quei processi mentali, in particolare dell'esperienza percettiva, che si organizzazzano in configurazioni unitarie, la cui totalità,come già sostenevano Platone ed Aristotele, è qualitativamente differente dai singoli elementi, che la componono ed è irrudicibile ad essi.

 Mara Palazzoli Selvini ed altri autori, non a caso, ridefinivano così i membri della  famiglia  e cioè  un  gruppo con storia, elementi di un circuito in interazione. I membri del circuito non hanno alcun potere uniderezionale sull'insieme 2Ogni membro influenza gli altri e ne è influenzato e ciò non significa, che si possa fare riferimento a principi di causalità lineare, identificando il comportamento di un membro, come causa del comportamento degli altri 

I sistemi sono in continuo mutamento e concetti come non equilibrio, instabilità, non linearità, indeterminazione, connotati negativamente dalla scienza tradizionale, possono portare, come dice Prigogine, scienziato di origine russa ,all'emergere spontaneo di un ordine che è il risultato di effetti combinati dell'irreversibilità,del non equilibrio, degli anelli di retroazione e dell'instabilità.

Anzi Prigogine ha dimostrato che nell'incremento del disordine si verifica una rielaborazione creativa

Ne consegue che i sistemi viventi nei momenti di peggiore disordine possono rigenerarsi e trovare soluzioni più funzionali e creative.

Cosa intendiamo per creatività? La creatività è stata definita K. Krippendorff, come capacità di vedere le cose da una prospettiva inusuale e di produrre dall'insight ottenuto una nuova organizzazione di elementi familiari, qualcosa che non esisteva prima, originale. 3

Fuor di metafora, visto che siamo in un contesto di aiuto, nei momenti di disagio, tipici di certe fasi di transizione, questa epistemologia restituisce agli esseri umani la fiducia in se stessi, attribuendo loro, capacità di trovare creativamente le soluzioni ai problemi, attraverso un'azione creativa che da luogo ad un nuovo ordine ,diverso, magari più soddisfacente di prima. Come diceva Carl Gustav Jung ....“ siamo incompiuti:cresciamo e cambiamo”.

D'altro canto, è impensabile, attribuire la responsabilità totale del cambiamento all'operatore d'aiuto, perché questi fallirebbe, altrimenti , il compito di promotore, di facilitatore dell'autodeterminazione del cliente .

In questa Weltanschauung (dal tedesco-letteralmente visione del mondo:.espressione utilizzata in filosofia , letteratura, storia dell'arte, sociologia, ma anche invalsa nella lingua d'uso) cos'è l'uomo e come conosce? Il Costruttivimo-Costruzionismo

Già Bateson , aveva detto che ontologia ed epistemologia non possono essere separate, in quanto le convinzioni sul mondo dell'essere vivente,  determineranno il suo modo di vederlo e di viverlo, e questo suo modo di sentire e di agire, a sua volta determinerà le sue convinzioni sulla natura del mondo.

I dati sono capti (presi, afferrati) nel senso che sono rielaborati secondo la mappa conoscitiva dell'osservatore.

L'essere vivente è quindi imprigionato, in una trama di premesse epistemologiche e ontologiche che a prescindere dalla loro verità e falsità ultima, assumono per lui carattere di parziale autoconvalida 4

Inoltre afferma Bateson- le idee che le persone condividono sulla natura per quanto fantastiche , sono sostenute dal sistema sociale e, per converso, il sistema sociale è sostenuto dalle loro idee sulla natura. Quindi una popolazione orientata in questo duplice modo riesce molto difficile cambiare concezione, tanto sulla natura quanto sul sistema sociale. I benefici della stabilità vengono pagati al prezzo della rigidità, poiché essa vive, com'è inevitabile per tutti gli esseri umani, in una rete enormemente complessa di presupposti che si sostengono a vicenda 5

Com' è facile vedere, la conoscenza si struttura attraverso tre matrici fondamentali, che sono la costruzione soggettiva della realtà da parte dell'essere umano, la natura idiosincratica e autoreferenziale del conoscere ed infine la condivisione sociale delle premesse epistemologiche che presiedono alla costruzione della realtà, di fatto una co-costruzione.

In questa epistemologia del conoscere, la relazione è fondativa, perchè l'uomo nasce nella relazione, tant'è che il cosiddetto apprendimento due o deuteroapprendimento, di batesoniana memoria, è una maniera di segmentare l'esperienza attraverso sequenze di relazioni apprese (che non può essere verificata attraverso la realtà, non è né giusta, né sbagliata: è solo un modo di conoscere e strutturare delle abitudini di pensiero) durante l'infanzia, è inconscio e come tale inestirpabile.

Così, nasciamo e viviamo nella relazione,spesso il malessere di vivere è connesso alla qualità della nostra relazione emozionale con gli altri:dal bambino e dall'adolescente con gli adulti significativi, dalla relazione tra coniugi, dalla relazione genitori figli, dai distacchi e dalle separazioni per abbandono o per lutto, fino alla relazione tra colleghi in contesti istituzionali, è sempre Lei, la Relazione, inferno e paradiso dell'esistenza, entrambe categorie, mai contrapposte , ma soggette potenzialmente sempre ad una trasmutazione alchemica.

Non ha senso parlare di dipendenza, di aggressività o di orgoglio, e così via. Tutte queste parole affondano le loro radici in ciò che accade tra 'una persona e l'altra, non in qualcosa che sta dentro una sola persona, la relazione viene per prima precede.6

Appare chiaro, come questa epistemologia, si riferisca ad un nuovo modo di vedere per relazioni l'uomo e la sua maniera di essere nel mondo, non più intrappolato entro processi intrapsichici, come voleva il modello psicodinamico, ma soggetto relazionale, il cui cosiddetto io è struttura e riflesso, appunto, delle sue relazioni interpersonali:esse, a loro volta assumono significato solo all'interno di un contesto, anch'esso fondativo della relazione, definito, non a caso, da Bateson , matrice di significato.

Ma lasciamo la parola a G.Bateson  che così descrive e  significa la parola relazione.

Tutti i termini come dipendenza, orgoglio, fatalismo, si riferiscono a caratteristiche dell'io che sono apprese in sequenze di relazioni. Questi termini sono, in realtà, termini che indicano ruoli nell'ambito delle relazioni e si riferiscono a qualcosa che è stato artificialmente enucleato dalle sequenze interattive"...... "nessun uomo è ingegnoso o dipendente o fatalista nel vuoto. Una sua caratteristica , qualunque essa sia, non è propriamente sua,ma piuttosto di ciò che avviene tra lui e qualcos'altro ( o qualcun'altro)."7

Allo stesso modo esitiamo ad ammettere che il nostro carattere è reale nella relazione. Noi astraiamo dalle esperienze di interazione e di differenza per dar vita a un sè che dovrà continuare (dovrà essere reale o cosale ) anche al di fuori della relazione (G.Bateson, Verso un ecologia della Mente, Adelphi, 1972)8

Di relazione si vive (basti pensare, che la sopravvivenza del cucciolo dell'uomo, dipende dalla madre o dall'adulto che se ne prende cura, ed è quindi costitutivamente relazionale, di relazione ci si ammala:alcune ricerche dello psicologo John Cacioppo hanno rivelato la connessione tra una relazione conflittuale e picchi improvvisi di ormoni dello stress a livelli talmente alti da danneggiare alcuni geni competenti a combattere l'ingresso dei virus nel nostro organismo. Le reti neurali diventano il tramite attraverso cui i nostri problemi relazionali diventano input per veri e propri danni biologici fino alla  malattia e alla morte9 Pare che alcune malattie autoimmuni, e varie tipologie di tumore, abbiano anche una matrice conflittuale, legata alla sofferenza e allo stress, e potenzialmente , anche, al fatto che i siamo i depositari di drammatiche e irrisolte storie familiari .

Su quest'ultimo punto vorrei dedicare una particolare attenzione , risalendo  agli anni sessanta-settanta, quando Francoise Dolto, Nlcholas Abraham e Ivan Boszormenyi-Nay, all'interno degli studi in campo transgenerazionale, cominciarono a porre complessi interrogativi sulla trasmissione transgenerazionale dei conflitti non risolti, dei segreti ,dei non detti, delle morti improvvise. Con questa enunciazione mi riferisco al fatto, che oltre alla connessione biologica, che lega i membri di una famiglia e che si manifesta fenomenologicamente, in maniera  immediatamente riconoscibile, attraverso le somiglianze somatiche, c'è n'é un' altra, di tipo emozionale ed affettivo, meno identificabile nell'immediatezza, ma altrettanto forte ed ineliminabile: quella epigenetica, alla cui luce le relazioni e gli interscambi attuali di una famiglia sono espressione e risultato di quelli precedenti. 

Il genosociogramma (lavora sulle connessioni tra  diverse generazioni della stessa famiglia:Anne Ancelin Schutzenberger ne ha contate ben nove), o il genogramma,(lavora sulla famiglia trigenerazionale) entrambi  strumenti di conoscenza delle relazioni familiari intergenerazionali ,costituiscono una significativa rappresentazione sociometrica (affettiva)operata con  le sembianze di un albero genealogico familiare ,in cui si declinano interi cicli vitali di famiglie, per più generazioni: da detti strumenti si mutuano  i diversi tipi di relazione del soggetto, in rapporto al suo ambiente e ai legami tra i vari personaggi: "chi rimpiazza chi nella famiglia, come si fanno le spartizioni , chi sono i favoriti, le ingiustizie, le ripetizioni ..ecc.. 10

Riferiscono alcuni studiosi  di aver riscontrato nella loro  pratica professionale correlazioni significative tra determinati organi colpiti da malattie o incidenti e relazioni difficili con gli ascendenti.

Sono stati in tal senso rilevati connessioni tra patologie di fegato e rabbie relazionali tra familiari, tumori agli intestini e problemi o ingiustizie inerenti l'eredità, tumori allo stomaco come simbolo di battaglie economiche tra parenti..

Che dire della nostra struttura ossea che è una delle dimostrazioni più tangibile di alcuni tipi di relazione .E' stato messo in rilievo, da alcuni autori, tra cui D. Epstein, nella sua chiropratica, la particolarità della spina dorsale curva, rinviandone la correlazione al rapporto con la figura paterna, la cui presenza emotiva inadeguata ,sembra, possa condizionare detta postura, a cui è mancato, appunto, sostegno: il supporto forte,per essere e mantenersi dritta.

Come si può arginare il dramma relazionale che crea sofferenza, all'interno dei vari cicli vitali dell'esistere? Ri-trovando verità soggettive di nuove narrazioni, co-costrutite con il consulente-counsellor, (o con il terapeuta , secondo i casi), che non negano il senso delle precedenti, ma vi si affiancano aprendo nuovi orizzonti di senso.

Si rammenta che la locuzione relazione  dal latino relatio-relationis, derivante dal verbo referre, significa riportare indietro, volgere, ma anche ricondurre, riportare a sé, quasi un movimento di andata e ritorno, come portare l'altro a sé e poi anche rimandare all'altro.

Relazione , significa quindi rendere, esporre e narrare:la relazione è un riferire, un raccontarsi all'altro, perciò rinvia alla sussistenza di un nesso, di un legame interpersonale di reciprocità.

Siamo giunti all'idea di relazione , cui è pervenuta la sistemica, superata la fase della pragmatica di Watzlawick e colleghi , che consideravano l'interazione tra i vari soggetti del sistema in maniera meccanicistica, infatti, non veniva riconosciuta l'elaborazione dell'informazione (il famoso periodo della scatola nera, la cui conoscenza era inattingibile) nè l'intenzionalità. Così  diveniva assolutamente indifferente il fatto che i messaggi fossero codificabili come segni, privi di valenza comunicativa, o segnali, viceversa dotati di un preciso codice comunicativo.

La relazione, invece tra persone, ridefinite soggetti di intenzionalità, si è visto come è condizionata da come ciascuno si pone e interpreta i messaggi ,che gli vengono trasmessi e di come vi risponde.  Alla luce di quanto detto, diventano importanti le caratteristiche dei soggetti coinvolti nell'interazione  e i loro codici comunicativi e interpretativi.

Se ci spostiamo dalla prospettiva di chi guarda all'interazione e vi partecipa,  è necessario che egli possegga una buona conoscenza di sé, della propria storia e delle attribuzioni di senso relative, ma anche della storia dell'altro e del suo modo di reagirvi, di che tipo sia la relazione e del contesto in cui si svolge l'interazione, e tutto ciò diventa premessa fondamentale per chi opera nei contesti di cura (psicoterapeutici) o del prendersi cura (counseling)

L'osservatore non è esterno al sistema, ma ne fa parte integrante, per cui nel considerarne il funzionamento, deve riflettere sul fatto che deve includervi le proprie premesse, la propria mappa cognitiva, Siamo in pieno costruttivismo, ovvero il mondo esiste attraverso le nostre rappresentazioni, è la teoria che determina le nostre attribuzioni di senso e non viceversa, come già aveva detto Bateson.

La conoscenza, dice uno degli esponenti della corrente costruttivista radicale, Von Glasersfeld, non è l'effetto di una rappresentazione mentale che riproduce un mondo indipendente dal soggetto, ma strutture concettuali vivibili: non c'è corrispondenza, ma adeguatezza 12

Però, questa visione pone l'accento sulla difficoltà per l'osservatore di uscire dall'autoreferenza ed accettare la molteplicità dei punti di vista. Ognuno, in quanto responsabile del mondo che costruisce, opera scelte etiche ed estetiche. Che significa?

Significa, trasferendo questa epistemologia nei contesti di cura, che l'operatore, per un eccesso di responsabilità in tal senso, finisce per trovarsi solo nella costruzione della realtà.

Anzi, sembra quasi, che non venga preso in considerazione, il modo con cui i clienti interagiscono nel processo di scambio e di attribuzione di significati, al punto che l'operatore potrebbe, anziché andare verso la dissoluzione del problema (locuzione utilizzata da Goolishian, negli anni novanta, per meglio definire i percorsi plurimi e non univoci, attraverso cui si può giungere alla soluzione di un problema) amplificarlo, come osserva Cecilia Edelstein, riportando il pensiero di altri autori, 13 rimanendovi invischiato.

Dopo la metà degli anni ottanta, finalmente si profila una Prospettiva, quella socio-costruzionista, più consona alla matrice relazionale ed interattiva dell'ottica sistemica, che con Gergen, identifica il discorso sul mondo come il prodotto di uno scambio.

Il costruzionismo sposta e focalizza l'attenzione sulle forme di conoscenza comune, per cui, pur mantenendo gli aspetti relativi alla soggettività del conoscere, questa si intreccia con la co-costruzione dei significati, attraverso processi di negoziazione, di scambi linguistici e conversazionali, che assumono credibilità e valore, proprio perchè condivisi.

Alla fine nei contesti di cura (psicoterapeutici) o del prendersi cura, qual' è quello di counselling, di cui stiamo parlando, la relazione d'aiuto, in chiave sistemico-costruzionista si svolge attraverso la co-costruzione consensuale e negoziale tra la persona cliente e l'operatore. coppia o famiglia, secondo i casi, che portano, certamente, nella richiesta di aiuto una storia problematica, di disagio: ad essa  danno un senso, una spiegazione.

 Il counselor, dovrà , muovendo dalla medesima, portare alla luce , farne emergere altre e/o  possibili più funzionali e gratificanti, oltre che socialmente condivisibili. (può essere molto utile, per esempio la ricostruzione-co-costruzione del genogramma familiare), perchè, se "ciascuno patisce i propri Mani", ( i Mani, per gli antichi romani, che tra l'altro erano molto superstiziosi, erano divinità protettrici della famiglia e rappresentavano le anime dei defunti) come diceva Virgilio14 (Virgilio, Eneide,VI, v.730) tante volte  è proprio attraversando la storia degli affetti, in questo teatro della memoria, che si ritova il nesso dell'appartenenza e della condivisione della propria  cultura familiare, quella che  si è declinata di generazione in generazione.e ...che è .la nostra storia..

Così , l'operatore potrà promuovere l'emersione di quei “sottomondi sociologici”, di cui parlano Berger e Luckmann, realtà alternative sempre potenzialmente presenti nella zona d'ombra della coscienza individuale, in modo da sostituire le storie precedenti, rispettandone l'ethos  emotivo, con altre più gratificanti e socialmente condivisibili.

Facendo quasi eco  all'immagine dei sottomondi, Markus e Nurius descrivono l'essere umano come una colonia di sè possibili, compresi quelli rigettati e indesiderati, mentre Boscolo e Bertrando,a proposito della terapia sistemica individuale, la definiscono , con un espressione  ricca di rinvii simbolici, come una dialettica a tre , fra il terapeuta, la persona e le sue voci interne.15

 In altri termini,  il counsellor  deve co-costruire con la persona cliente, nuove letture di senso, storie plausibili, che ha già intravisto nel suo sottomondo, o ha percepito dai segnali indiretti promananti dalle voci interne, che il suo interlocutore gli rinvia,  purché  siano accettabili , oltre che dal medesimo, anche da altre persone per lui significative, in modo da restituirgli  una maniera di essere nel  mondo più esteticamente coinvolgente ed emozionante.

Vorrei concludere parafrasando  un pensiero di Cesare Pavese che diceva "Un libro è sempre la descrizione di come uno si immagina il mondo"(Riferimento al  Racconto pubblicato nel quotidiano l'Unità del 25 febbraio 2005), e così parafrasando, io mi immagino un setting di Counseling, in  cui  il counselor e cliente sono intenti a scrivere un libro a quattro o a più mani, che sia il risultato  di una narrazione  co-costruita insieme, su come essi immaginano  nuove estetiche, nuove maniere di abitare  il mondo.

E questa volta il mondo, si può abitare,  anche spostando l'attenzione su un setting contrassegnato dalla dimensione narrativa, dalle tecniche di ascolto dell'altro, in cui è importante, non tanto ciò che diciamo, ma come chi ascolta capisce, interpreta e ricorda, la ricerca delle potenzialità creative, l'attenzione spostata alla meditazione e alla contemplazione, la sensibilità volta ad evitare errori logici  e a coltivare percorsi dediti all'autoeducazione:16

 

 

1 G:Bateson, M. C.Bateson 1989, Dove esitano gli angeli   ed Adelphi, pag 291)

2 Mara Selvini Palazzoli ,L.Boscolo G.Cecchin, G.Prata, Paradosso e Controparadosso, 1975, Feltrinelli, pag 13)

3 In Sistemica, 2003 ad vocem Creatività, pag 245, a cura di Umberta Telfener e Luca Casadio, Bollati Boringhieri.

4G Bateson, 1972, Verso un ecologia della mente, pag 345, trad. it. Adelphi

5G. Bateson, 1979, Mente e Natura, pag. 193, trad.it Adelphi

6Ibidem pag. 179

7Passim, Verso un ecologia della Mente, op citata

8Ibidem, pag.18

92006, Daniel Goleman, Inelligenza Sociale, ed Rizzoli

10Anne Ancelin Schutzenberger, La Sindrome Degli Antenati, Di Renzo Editore  Roma,

12Sistemica, op citata pag 242

13Cecilia Edelstein, 2007, Il Counseling Sistemico Pluralista, ed Erickson

14Virgilio, Eneide libro VI verso730

15 Sistemica ,op citata, ad vocem Sé/ I SE' ,pag.453, 454

16Sistemica, op. citatapag 498

 
Counseling (consulenza)in Italia: alcune precisazioni per una condivisione di senso PDF Stampa E-mail

 

La lingua d'uso, com'è noto, riflette le scelte personali ed idiosincratiche di una comunità linguistica, in quanto si riferisce all'atto comunicativo considerato nel suo contesto sociale e all'interno delle regole che ne disciplinano l'uso in una comunità specifica, rendendo chiara la condivisione di senso tra i parlanti

Come affermano Berger e Lukmann, di cui si riporta testualmente il pensiero...

Le oggettivazioni comuni della vita quotidiana si mantengono prima di tutto grazie alle significazioni linguistiche. La vita quotidiana è soprattutto vita con e per mezzo del linguaggio che condivido con il mio prossimo. Una comprensione del linguaggio è quindi essenziale per ogni comprensione della realtà della vita quotidiana1.

La locuzione counseling, è stata importata in Italia, senza essere tradotta, come invece è avvenuto in altri paesi europei, per cui l'utilizzazione nella nostra lingua, crea non poche difficoltà, al momento che se ne vuole fornire una significazione chiara ed esaustiva, considerato, come ho già detto, negli articoli precedenti, che nei paesi anglosassoni, dove è sorto, il counseling ha un contesto professionale strutturato in maniera diversa, pur mantenendo delle similarità con il Nostro.

In Inghilterra e in Irlanda, i counselor fanno parte, insieme agli psicoterapeuti, di un' unica associazione, la BACP (British Association for counseling and Psycoterapy che conta 6000 membri e la IACP che conta 2500 associati).

In Germania i counselors appartengono insieme ai coaches e ai supervisori alla professione di "heilpraktiker fur Psicoterapie, che significa pratica di terapia orientata al benessere , quindi fondata non su modelli di patologia, ma di salutogenesi.

In Austria il counseling è regolamentato dalla legge federale , per la quale esiste un albo professionale al quale sono iscritti i cosiddetti Lebensberater (termine austriaco per counselor) che significa consigliere di vita, di esistenza.

In Svizzera il counseling o "Psicologische Beratung, che significa "consigliere psicologico" viene gestita dalla FSP e dalle leggi cantonali, però sembra che i counselor si separeranno dalla federazione degli psicologi.

Alla luce di quanto detto, proviamo, di detta locuzione, a farne una traduzione in modo da renderla comprensibile nella nostra lingua d'uso e così funzionale ad una condivisione di senso.

La locuzione counseling, potrebbe essere tradotta in italiano con consulenza? Ritengo di si, perché la nominalizzazione in questione intuitivamente mantiene con la prima, una forte assonanza linguistica, per cui ad essa si potrebbe assimilare per analogia, con alcuni chiarimenti per non tradire l' orizzonte di senso, che caratterizza e struttura il setting, della relazione di aiuto. Vediamone di seguito perché.

Uno dei contenuti fondativi del counseling rispetto alla consulenza è che nel primo caso la relazione si svolge con un esperto in possesso di una peculiare capacità relazionale (facilitatore della comunicazione) ed è finalizzata alla ricerca di una strategia per co-costruire con il cliente scelte atte a migliorarne la qualità della vita ed aiutarlo a superare le crisi.

Nel secondo caso la relazione è asimmetrica (non necessariamente deve essere caratterizzata dalle particolari capacità relazionali del consulente) e consiste, infatti, nel suggerire (il counselor non deve suggerire nulla in alcun modo, deve solo aiutare il cliente a trovare, attraverso le sue personali risorse, le strategie per) azioni specifiche per la soluzione di altrettanto specifici problemi (consulenza legale, consulenza commerciale,consulenza fiscale eccetera).

 

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Il counseling:alcune definizioni PDF Stampa E-mail

La letteratura professionale riporta varie definizioni, legate non solo ai diversi tipi di approccio, ma ai personali convincimenti dei diversi autori,viste che tante ne sono le stratificazioni di senso.

In alcuni libri, riferisce Cecilia Edelstein se ne riportano ben trenta, dai quali si possono astrarre i seguenti concetti fondativi:

a)l'enfasi posta sul comportamento sano delle persone, e sulla loro capacità di autodeterminarsi attraverso le loro stesse risorse;

b) una particolare attenzione alla prevenzione;

c)l'accento posto su concetti di salutogenesi, e sulle capacità adattive delle persone nelle varie fasi di transizione della vita.

d)l'attenzione posta sulla relazione

e) il peculiare contesto professionale strutturato su competenze comunicative e abilità nella compartecipazione emotiva

d) un intervento non direttivo

Alla luce dei suddetti principi fondamentali rintracciati in letteratura sembra abbastanza indicativa la definizione data dalla British Association for Counseling (BAC)che così definisce il counseling

"Si effettua un intervento di counseling quando una persona che riveste temporaneamente il ruolo di counselor, offre o concorda esplicitamente di offrire tempo, attenzione e rispetto ad un'altra persona, o persone temporaneamente nel ruolo di cliente. Compito del counselor è di dare al cliente l'opportunità di esplorare, scoprire e chiarire dei modi di vivere più fruttuosi e mirati a un più elevato stato di benessere"

Più specificamente visto che parliamo di counseling sistemico relazionale, esso mira attraverso la relazione tra counsellor e cliente o clienti a facilitare processi evolutivi, di salutogenesi, atti promuovere le risorse dei clienti e a migliorare le loro relazioni significative, e quindi la loro maniera di abitare il mondo. Chiariremo meglio in appresso quali ne sono gli assunti teorici. Si consiglia la lettura dell'articolo:"Counseling-Psicoterapia-Therapeia:linguistica e ordine del discorso,"per una migliore comprensione della singolare collocazione del Counseling in Italia, comparata al resto del mondo.

 
Il counseling e i suoi scenari PDF Stampa E-mail

Stiamo attraversando un periodo storico-sociale molto difficile, contrassegnato da profondi mutamenti epocali, che coinvolgono sia il macrosistema ad es la società multiculturale, luogo di incontro, ma anche di scontro di etnie e di culture differenti, che il microsistema, come la famiglia ,che da patriarcale è via via diventata nucleare e plurinucleare, allargata, tipo patchworch (famiglie ricomposte)

E' mutato il modo di comunicare attraverso l'informatica, stravolgendo e destrutturando una maniera di essere nel mondo che era anche una maniera di definire se stessi e di relazionarsi con gli altri.

Il ricambio culturale necessario per adeguarsi a questi nuovi modi abitare il mondo, è lento e difficile, siamo nel pieno di una cultura di crisi che non riesce a darsi risposte in grado di accompagnare il travaglio di questo momento di transizione, per contenerne in parte i danni.

La cronaca di tutti i giorni rinvia a scenari da apocalisse (stupri, rapine, omicidi efferati, conflitti familiari di gente perbene che esitano in tragedia) che mettono a dura prova la nostra fiducia in quelli che erano valori fondamentali dell'esistenza...perché." il tempo- come dice l'Amleto scespiriano -è uscito di sesto."

Detto vuoto culturale, in una società attraversata dal malessere, non può che creare solitudine, alienazione e disagio emozionale, sia negli individui che nella comunità,considerato che la buona relazione con se stessi e con gli altri costituisce il fondamento per una buona vita.

Viviamo  un epoca dominata da quel sentimento che Spinoza definì delle"passioni tristi" e cioè è come se un senso di angoscia, di impotenza , di paura ci spingesse all'isolamento per timore di  minaccie oscure che non riusciamo più a fronteggiare e a contenere. Come uscire da questo sentimento fosco, buio della vita, una volta che il Lete, il  fiume dell'oblio, ci ha trascinati nel suo sortilegio?, Forse attraverso  una visione estetica della vita, che ci rimetta in contatto con i talenti che abbiamo smarrito ,con le cose che amiamo , ma non ci ricordiamo più  di possedere, per ri-trovare le passioni gioiose, perchè come diceva Spinoza, nella sua Etica.."non si sa mai di cosa è capace il corpo".

Questo sentimento, che sicuramente attraversa molti di noi , è già segno di malessere, di disagio che verosimilmente fa da sfondo, da contesto alla problematicità ,che si accompagna in tutti quei passaggi del ciclo vitale che comportano crisi e incertezza.

Parliamo di un disagio esistenziale riferito ad un certo tipo di problematicità (si rammenta, d'altro canto, che la locuzione problema, dal greco proballo,, vuol dire propongo, contrappongo, ma anche germogliare, fiorire. Ciò significa che qualunque problema porta con sé sia aspetti di criticità, conflittualità, che aspetti di apertura creativa ) non sovrapponibile a disturbi della personalità ,che richiedono un approccio e un setting diverso, per intenderci, quello psicoterapeutico vero e proprio, come già indicato a proposito delle differenze tra psicoterapia e counselling, senza alcun intento diretto a considerare normalità -patologia due ipostasi contrapposte.

Infatti,con questa affermazione , da sistemica, non alludo a contrapposizioni concettuali tra normalità/patologia,salute-malattia che non costituiscono antinomie semantiche, ma solo costrutti, che come dice U.Telfener esprimono i contesti culturali e storici da cui hanno tratto origine. Conseguentemente privi di una reale valenza di significato, vanno sempre coniugati in chiave evolutiva e processuale:si può essere una famiglia, un individuo normale pur in presenza di di una patologia.

In altri termini, nell'ottica depatoligizzante e processuale, qual'è quella sistemica, un problema diventa un problema, se viene definito tale da un osservatore.

Sempre U. Telfner, cita significativamente una riflessione del prof.Luigi Boscolo, in ordine al fatto che un problema psichiatrico si cronicizza allorquando almeno tre operatori lo definiscono con la stessa diagnosi.

Questa è la cornice ,il frame, in cui si ritiene debba essere collocato il counseling, nel suo essere contesto professionale di aiuto diretto alla persona, alla famiglia, alla coppia, all'adolescente (nel contesto storico-sociale su descritto) allorquando in determinate fasi di transizione, che caratterizzano i diversi cicli vitali dell'esistenza, si manifestano situazioni di disagio relazionale e/o esistenziale che compromettono momentaneamente, il normale flusso del vivere.

 
Le origini del counseling PDF Stampa E-mail
Il counseling per quanto nato negli anni trenta in America ,già nei primi anni del novecento l'American Psycological Association(APA) riferendosi al counseling lo definiva un' attività psicologica strutturata su un approccio evolutivo diretto appunto all'orientamento e allo sviluppo personale.

Il movimento di pensiero che sottese il sorgere del counseling fu quello che proveniva da altre discipline, oltre alla psicologia, ovviamente, quali l'antropologia , la filosofia, la sociologia, la pedagogia che tutte insieme portarono alla nascita di una diversa visione dell'essere nel mondo dell'uomo, in contrapposizione con la psicanalisi ritenuta troppo deterministica, centrata sulla patologia, e strutturata su una relazione troppo asimmetrica con i pazienti coinvolti in percorsi troppo lunghi, costosi e non sempre efficaci...

La celebre frase di Waztlavich "il paziente fa la pipì a letto, ora sa perché", condensa in parte le critiche a detto tipo di approccio. Ciò senza togliere nulla al modello psicanalitico, che ha consentito comunque lo sviluppo e il progresso di altre correnti della psicologia e delle stesse professioni di aiuto.

In questo orizzonte di senso l'attenzione si sposta dalla patologia, e dalla sofferenza all'idea di salutogenesi fondata sulla prevenzione e non più sulla cura ,sul ben-essere,sulla salute mentale e non sulla malattia, il paziente diventa cliente,soggetto non più passivo, ma responsabile della propria vita, in grado di partecipare attivamente al processo di aiuto che lo riguarda, trovando in sé stesso le risorse per risolvere i problemi.

Il terapeuta o counselor, come diceva Rogers, gli sta semplicemente"accanto".

Nasce l'approccio centrato sulla persona - cliente, ad opera di Carl Rogers seguito da altri tipi di approccio, quali quello della Gestalt e quello Sistemico, tanto per citarne alcuni , che condividono con il primo l'attenzione centrata sulle potenzialità e le capacità, anziché sulla patologia ,su risposte fornite in tempi più brevi e con costi inferiori, anche per chi non può permettersi percorsi lunghi e non sempre efficaci. Si sottolinea che per chi volesse approfondire meglio il significato del Counseling , considerato che l'Italia è l'unico paese dove ha subito notevoli deformazioni, si consiglia di leggere l'articolo:"Counseling-Psicoterapia-Therapeia:linguistica e ordine del discorso"".

 
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